SE NON DIVENTERETE COME I BAMBINI (presenti nel presente, qui ed ora), NON ENTRERETE NEL REGNO DEI CIELI (la consapevolezza) - Gesù di Nazareth -

LA RAGAZZA SENZA LE MANI







LA RAGAZZA SENZA LE MANI
Ti hanno detto mai donna
che hai una capacità creativa 
simile a quella divina?
ma ti è stata tolta
perchè avevi il cuore in mano
mentre l'amore ti ha levato le mani
pur di strapparti il cuore.


Prima di fare la decodificazione, leggiamo la fiaba:







LA FANCIULLA SENZA MANI
Fiaba dei fratelli Grimm -
Un mugnaio era caduto a poco a poco in miseria e non aveva più nulla all'infuori del suo mulino e, dietro, un grosso melo. Un giorno che era andato a far legna nel bosco gli si avvicinò un vecchio e gli disse: -Perché‚ ti affanni a spaccar legna? Io ti farò ricco, se in cambio mi prometti quello che c'è dietro al tuo mulino; fra tre anni verrò a prenderlo-. "Che altro può essere se non il mio melo?" pensò il mugnaio; così acconsentì e s'impegnò per iscritto con lo sconosciuto, che se ne andò ridendo. Quando il mugnaio tornò a casa, gli venne incontro la moglie e gli disse: -Di dove viene tutta questa ricchezza in casa nostra? Casse e cassoni sono pieni di roba, senza che nessuno sia venuto a portarla- Il mugnaio rispose: -Da un vecchio che ho incontrato nel bosco; in cambio mi sono impegnato a cedergli quello che c'è dietro il mulino-. -Ah, marito- disse la donna spaventata -ce la vedremo brutta: era il diavolo! E intendeva nostra figlia che spazzava il cortile dietro il mulino.- La figlia del mugnaio era una fanciulla bella e pia e visse quei tre anni nel timore di Dio e senza peccato. Quando venne il giorno in cui il maligno doveva prenderla, ella si lavò per bene e tracciò con il gesso un cerchio intorno a sè. Il diavolo comparve di buon mattino, ma non potè avvicinarla. Incollerito disse al mugnaio: -Portale via tutta l'acqua, che non possa più lavarsi; così l'avrò in mio potere-. Atterrito, il mugnaio obbedì. Il giorno dopo il diavolo tornò, ma ella aveva pianto sulle sue mani, che erano pulitissime. Così non potè avvicinarsi di nuovo e, furioso, disse al mugnaio: -Tagliale le mani; altrimenti non posso farle nulla-. Ma il padre inorridì e rispose: -Come potrei tagliare le mani a mia figlia!-. Allora il maligno lo minacciò e disse: -Se non lo fai, sei mio e prendo te-. Spaventato, il padre promise di obbedirgli. Andò dalla fanciulla e le disse: -Bimba mia, se non ti mozzo le mani, il diavolo mi porta via, e nello spavento gli ho promesso di farlo. Ti prego di perdonarmi-. Ella rispose: -Padre, fate di me ciò che volete, sono vostra figlia-. Porse le mani e se le lasciò mozzare. Il diavolo tornò per la terza volta, ma ella aveva pianto tanto e così a lungo sui moncherini che erano pulitissimi. Egli aveva perduto così ogni diritto su di lei e dovette andarsene. Il mugnaio le disse: -Per merito tuo ho guadagnato tante ricchezze che per tutta la vita voglio trattarti da regina-. Ma ella rispose: -Non posso rimanere qui; me ne andrò: creature pietose provvederanno di certo al mio bisogno-. Si fece legare i moncherini dietro la schiena e al levar del sole si mise in cammino e camminò tutto il giorno, fino a notte. Arrivò al giardino di una reggia dove, al chiaro di luna, vide degli alberi carichi di frutta; ma il giardino era circondato da un fosso. E siccome non aveva mangiato nulla per tutto il giorno e aveva tanta fame, pensò: "Ah, fossi là dentro e potessi mangiare un po' di quei frutti! Se no mi tocca morir di fame". Si inginocchiò, invocò il Signore e pregò. D'un tratto apparve un angelo che chiuse una cateratta, sicché‚ il fosso si prosciugò ed ella potè attraversarlo. Entrò nel giardino e l'angelo la seguì. Vide un albero da frutta: erano belle pere, ma erano tutte contate. Ella si avvicinò e, per placare la fame, ne mangiò una staccandola con la bocca. Il giardiniere la vide ma, siccome c'era l'angelo, egli ebbe paura e pensò che la fanciulla fosse uno spettro; così non osò chiamare nè dir nulla. Dopo aver mangiato la pera ella fu sazia, e andò a nascondersi nel boschetto. Il mattino seguente venne il re cui apparteneva il giardino, contò le pere e, vedendo che ne mancava una, domandò al giardiniere dove fosse. Non era sotto l'albero, eppure non c'era più. Il giardiniere rispose: -La notte scorsa è venuto uno spettro senza mani e l'ha mangiata, staccandola con la bocca-. Il re disse: -Come ha fatto ad attraversare l'acqua, e dov'è andato?-. Il giardiniere rispose: -Un essere è venuto dal cielo, con una veste candida come la neve, e ha chiuso la cateratta prosciugando l'acqua. Doveva essere un angelo e io ho avuto paura, così non ho fatto domande nè ho chiamato. Poi lo spettro è scomparso di nuovo-. Il re disse: -Questa notte veglierò con te-. Quando fu buio il re si recò in giardino accompagnato da un prete che doveva rivolgere la parola allo spettro. Si sedettero tutti e tre sotto l'albero e attesero. A mezzanotte la fanciulla uscì dal boschetto, si avvicinò all'albero e mangiò un'altra pera, staccandola con la bocca; accanto a lei c'era l'angelo biancovestito. Allora il prete si fece avanti e disse: -Vieni dal cielo o dalla terra? Sei uno spettro o una creatura umana?-. -No- rispose ella -non sono uno spettro, ma una povera creatura che tutti hanno abbandonata, tranne Dio.- Il re disse: -Se tutti ti hanno abbandonata, io non ti abbandonerò-. La prese con sè nel suo castello, le fece fare due mani d'argento e, poiché‚ era tanto bella e buona, se ne innamorò e la prese come sua sposa. Un anno dopo, il re dovette partire per la guerra; raccomandò la giovane regina a sua madre, dicendole: -Quando partorirà abbiatene cura e scrivetemi subito-. La regina diede alla luce un bel bambino, e la vecchia madre si affrettò a scrivere al re per annunciargli la felice notizia. Ma per via il messo si riposò accanto a un ruscello e si addormentò. Allora venne il diavolo che cercava sempre di nuocere alla buona regina, e scambiò la lettera con un'altra in cui si diceva che la regina aveva messo al mondo un mostro. Quando il re lesse la lettera si spaventò e si rattristò profondamente, ma rispose che dovevano avere cura della regina fino al suo ritorno. Il messaggero ripartì con la lettera, ma si riposò nello stesso luogo e si addormentò un'altra volta. Allora tornò il diavolo e gli mise in tasca un'altra lettera nella quale era scritto che uccidessero la regina e il bambino. Quando la vecchia madre ricevette la lettera, inorridì e scrisse al re ancora una volta, ma non ricevette altra risposta, perché‚ ogni volta il diavolo dava al messo una lettera falsa e, nell'ultima, ordinava addirittura di conservare la lingua e gli occhi della regina come prova della sua morte. Ma la vecchia madre piangeva all'idea che fosse versato quel sangue innocente; così mandò a prendere, di notte, una cerva, le strappò la lingua e gli occhi e li mise da parte. Poi disse alla regina: -Non posso farti uccidere, ma non puoi più fermarti qui: va' per il mondo con il tuo bambino e non ritornare-. Le legò il bambino sul dorso, e la povera donna se ne andò con gli occhi pieni di lacrime. Arrivò in una grande foresta selvaggia; si inginocchiò a pregare e le apparve l'angelo del Signore che la condusse a una casetta sulla quale era una piccola insegna che diceva: -Qui si alloggia gratuitamente-. Dalla casetta uscì una fanciulla bianca come la neve che disse: -Benvenuta, Maestà!- e la fece entrare. Le tolse il bimbo dalla schiena e glielo pose al seno, perché‚ poppasse, poi lo mise in un bel lettino già pronto. Allora la povera donna disse: -Come sai che ero una regina?-. La fanciulla bianca rispose: -Sono un angelo mandato da Dio per avere cura di te e del tuo bambino-. Ed ella visse sette anni nella casetta, sotto la tutela dell'angelo, e per la sua devozione, Dio le fece la grazia e le ricrebbero le mani. Intanto il re, quando rientrò a casa, volle vedere sua moglie e il suo bambino. Allora la vecchia madre si mise a piangere e disse: -Uomo malvagio, perché‚ mi hai scritto di uccidere due innocenti creature?-. Gli mostrò le due lettere scambiate dal diavolo e soggiunse: -Ho fatto quanto hai ordinato- e gli mostrò, come prova, la lingua e gli occhi. Allora il re si mise a piangere ancora più amaramente sulla sua povera moglie e sul figlioletto, tanto che la vecchia madre si impietosì e gli disse: -Rallegrati, è ancora viva: ho fatto uccidere di nascosto una cerva da cui ho tolto le prove; ma a tua moglie ho legato il bambino sul dorso, e le ho detto che andasse per il mondo e che promettesse di non tornare mai più, poiché‚ tu eri così adirato con lei-. Allora il re disse: -Camminerò fin dove il cielo è azzurro e non mangerò nè berrò finché‚ non avrò ritrovato la mia cara moglie e il mio bambino, se non sono morti di fame-. Così errò qua e là per sette anni, cercandola per tutte le rupi; ma non la trovò e pensava che fosse morta. Per tutto quel tempo, non mangiò nè bevve nulla, ma Dio lo mantenne in vita. Alla fine giunse nella grande foresta e trovò la casettina con l'insegna che diceva: -Qui si alloggia gratuitamente-. La fanciulla bianca uscì, lo prese per mano e lo fece entrare dicendo: -Benvenuta, Maestà!- e gli domandò di dove venisse. Egli rispose: -Sono quasi sette anni che vado in giro alla ricerca di mia moglie e del suo bambino, ma non riesco a trovarli; saranno morti di fame!-. L'angelo gli offrì da mangiare e da bere, ma egli non prese nulla e volle soltanto riposarsi un poco. Si mise a dormire, coprendosi il volto con un fazzoletto. Allora l'angelo andò nella camera dov'era la regina con il bimbo, che ella soleva chiamare Doloroso, e le disse: -Vieni con il tuo bambino, è giunto il tuo sposo-. La donna andò dove egli dormiva, e il fazzoletto gli cadde dal volto. Allora ella disse: -Doloroso, raccogli il fazzoletto a tuo padre e coprigli di nuovo il volto-. Il bimbo lo raccolse e gli coprì il volto. Ma il re l'udì nel dormiveglia e lasciò cadere apposta di nuovo il fazzoletto. Allora ella disse nuovamente: -Doloroso, raccogli il fazzoletto a tuo padre e coprigli di nuovo il volto-. Il bambino s'impazientì e disse: -Cara madre, come posso coprire il volto a mio padre se non ho padre sulla terra? Ho imparato la preghiera: Padre nostro, che sei nei cieli; tu hai detto che mio padre era in cielo ed era il buon Dio. Come potrei conoscere un uomo così selvaggio? Non è mio padre!-. In quel mentre il re si rizzò a sedere e chiese alla donna chi fosse. Ella disse: -Sono tua moglie, e questo è tuo figlio Doloroso-. Ma egli vide che aveva le mani vere e disse: -Mia moglie ha mani d'argento-. Ella rispose: -Il buon Dio me le ha fatte ricrescere-. E l'angelo andò nella sua camera, prese le mani d'argento e le mostrò al re. Allora egli fu certo che quelli erano proprio la sua cara moglie e il suo caro figlio, e li baciò tutto contento. L'angelo di Dio li cibò ancora una volta insieme, poi andarono a casa dalla vecchia madre. Vi fu gran gioia ovunque e il re e la regina celebrarono nuovamente le nozze e vissero felici fino alla loro santa morte.

FINE FIABA 




IL MULINO DELL'ESISTENZA
"C'era una volta un uomo che possedeva ancora una grande pietra che macinava il grano e lo riduceva in farina per gli abitanti del villaggio. Erano tempi duri per il mugnaio, al quale non erano rimasti che la macina in un capannone e un grande melo fiorito dietro al capannone".
Gli archetipi iniziali sono quelli fondamentali: il mugnaio (l'intendimento), colui che in noi macina ragioni, pensieri, ideali, sogni per trarre da essi il nostro pane: la ragione di vivere, il senso della vita, la farina dell'esperienza, il sostentamento vitale. In questo caso parliamo di cibo spirituale, interiore, donde il grande melo fiorito, archetipo dell'albero, come nell'Eden, la ragione della vita nella sua pienezza. Ma i tempi sono duri, disse la fiaba, oggi non si trovano tanti mulini che diano cibo spirituali, poco pane per cui il mondo è affamato di senso ragione ed orientamento, per questo, come prosegue la fiaba, cadiamo nella tentazione di sopravvivere in un altro modo... quello soltanto materiale.




 IL BARATTO ALLA CIECA
Se mi dai la vita ti darò il senso di essa!!!. Il sogno illusorio di tutti vien rappresentato dal facilismo: lavorare poco e diventare ricchi: ""Non c'è alcun bisogno di torturarsi spaccando legna" lo lusingò il vecchio. "Ti farò ricco se solo mi darai quel che si trova dietro al mulino". Che c'è dietro al mulino se non il melo fiorito? Pensò il mugnaio, e accettò l'affare proposto dal vecchio. Il lavoro nel bosco dei pensieri è faticoso, spaccare il senso di ogni cosa richiede un ascia (la riflessione) molto acuta. Il vecchio del bosco è l'inganno del mondo antico: ti offro tutto se mi dai il senso del tutto. Proprio come oggi: la società ti offre tutto ma non ti da il senso esistenziale e trascendentale di tutto questo materialismo. A nessun essere senziente è concesso di rimanere per sempre innocente in questo mondo. Per crescere dobbiamo affrontare il fatto che le cose non sono come a tutta prima sembrano, ecco perché cediamo stupidamente il melo fiorito, come prosegue la fiaba.







IL PREZZO IMMORTALE DEL MELO FIORITO
Come ogni albero archetipo di vita nella sua complessità, il mugnaio gli dà poca importanza e lo baratta per le ricchezze materiali: "Potremo certo piantarne un altro", come tanti non comprende che è il frutto della maturità, dunque "di cosa ti serve avere tutte le ricchezze di questo mondo se alla fine perdi la tua anima?" (Gesù). Quante persone oggi cadono in questo tranello? vendono la propria personalità per un falso personaggio, per una maschera di fama e di pregio offerte dalla macchinosa società (cioè il vecchio zoppo ingannevole). Spesso le scelte che fanno le persone dimostrano quanto è superficiale le loro vedute interiori.








LA MISERIA DELLA RICCHEZZA
La fiaba continua: La moglie del mugnaio era corsa fuori di casa dicendo euforica: "marito mio nella casa nostra è arrivato un orologio più bello sulla parete, le sedie rustiche sono state sostituite da sedie di velluto, la povera dispensa è piena di selvaggina, casse e bauli traboccano. Dimmi ti prego, come è potuto accadere tutto ciò? E in quel preciso istante le sue dita si ornarono di anelli d'oro e i suoi cappelli si raccolsero in un cerchietto d'oro. Le ricchezze ben si sa non vanno disprezzate sono un vantaggio, un padre vorrebbe sempre il meglio per i suoi figli, spesso disprezziamo le ricchezze solo per il fatto di non averle e quindi ci auto convinciamo che non valgono nulla; il problema non è avere le ricchezze ma il non sapere che spesso queste coprono la nostra miseria interiore, persone buie che si vestono di lucenti vestiti, persone senza valori che si incastonano di oro, persone molto basse che si costruiscono piedistalli di macchine, ville ed altro, ecco non sono le ricchezze in sè ma la maniera povera in cui si usano. La fiaba ce lo dimostra: voler le ricchezze facili senza far nulla è un inganno, il mugnaio ha venduta la sua figlia al diavolo senza accorgersi, perché spesso le persone superficiali non sanno di esserlo, voler avere tantissime cose senza essere interiormente nessuno è la più grande miseria umana.




LA CONSAPEVOLEZZA E' ANCHE MORTALE
Un saggio detto dice: "Chi capisce patisce", In questa fiaba come in altre (la Bella e la Bestia, oppure Barbablù) il padre mette a rischio la vita della figlia. E' l'immagine del padre psichico, cioè la ragionevolezza che quando non c'è, fa sempre scelte sbagliate, le persone irrazionali sono spiritualmente orfane, la loro figlia (il senso dell'anima) vien presa in ostaggio dal male. Sono persone che non valutano mai le situazioni, scelgono sempre l'immediatezza, la superficialità, il facilismo, le illusioni; si costruiscono dei muri e vi si rinchiudono da sole nelle loro false convinzioni e quando capiscono la perdita della libertà si svegliano schiave... è doloroso incominciare a comprendere la realtà dello spirito, talvolta alcuni libri sono pericolosi proprio per questo: ti fanno sentire in un vicolo cieco, ti fanno scoprire di vivere una vita falsa, di aver perso come il mugnaio la figlia per un nulla. Il risveglio alla vita interiore come un parto non è mai privo di dolori nè di travagli.




AVERE TUTTO E SENTIRE LA MANCANZA DEL SENSO DEL TUTTO
Di dove viene tutta questa ricchezza in casa nostra? Casse e cassoni sono pieni di roba, senza che nessuno sia venuto a portarla- Il mugnaio rispose: - Da un vecchio che ho incontrato nel bosco; in cambio mi sono impegnato a cedergli quello che c'è dietro il mulino-. -Ah, marito- disse la donna spaventata - ce la vedremo brutta: era il diavolo! E intendeva nostra figlia che spazzava il cortile dietro il mulino. Oggi il vecchio zoppo (la mentalità consumista e materialista) ci offre tutto, ci propone il baratto di avere tutto ma non essere nulla, di possedere il mondo ma perdere il nostro mondo interiore (rappresentato nella figlia, quindi nella nostra infanzia, la pace dell'anima). Restiamo tramortiti quando comprendiamo l'accaduto. Proviamo orrore per aver rispettato il baratto. Non ci resta che la solitudine per prepararci al confronto col male che giace in noi.






TUTTA LA VITA A SPAZZARE LE FOGLIE DEL GIARDINO 

Il giardino è simbolo del cuore, l'albero è la conoscenza, se non abbiamo un Padre che si curi di noi (padre sia in senso letterale, un padre biologico che ci dia sicurezza, certezza, amore, forza, oppure che sia il padre a livello simbolico e cioè la ragionevolezza) allora la fanciulla (la nostra anima, personalità e indole) starà tutta la vita a spazzare il cortile dietro il mulino (le foglie diventano spazzatura come tante delle informazioni di un albero non maturo come lo sono le mentalità del cortile delle la nostra società): ecco le persone che si sacrificano per gli altri e per le cose e mai ricevono alcuna gratificazione, diventano oggetti domestici o lavorativi o accessori di arredamento. Un innocenza che in fondo è debolezza, come dice il racconto: "La figlia del mugnaio era una fanciulla bella e pia e visse quei tre anni nel timore di Dio e senza peccato". Ma se questa bontà non è accompagnata da una senso e una ragione diventa unitile, preda del maligno. Quando rinunciamo alla fatica di tagliare la legna , al suo posto saranno tagliate le mani della psiche: si diventa incapaci di dare senso e ragione al mondo, alle relazioni e alla vita intera.


L'ATTESA DELL'ESILIO 

Racconta la fiaba che "La figlia del mugnaio visse tre anni nel timore di Dio". Nella mitologia e nei racconti antichi il numero 3 è simbolo divino, nell'attesa diventa in tempo dell'ascesa e cioè della presa di coscienza o consapevolezza, rappresenta quei periodi in cui noi dopo una presa di coscienza ci sommergiamo nella solitudine, nel silenzio, nella riflessione di se stessi. Gesù risorse dopo 3 giorni , tempo in cui scese negli inferi e sconfisse il diavolo. E' il periodo in cui dopo la distruzione rinasce la vita con altre prospettive.

LA SOLITUDINE COME INCONTRO CON SE STESSI PER RITROVARSI 
Disse il racconto: " Quando venne il giorno in cui il maligno doveva prenderla, ella si lavò per bene e tracciò con il gesso un cerchio intorno a sè e si vestì di bianco. Il diavolo comparve di buon mattino, ma non potè avvicinarla". In questo brano ce la descrizione perfetta dell'anima in crisi esistenziale, ma anche nel momento del più grande fermento e della rinascita: il lavarsi è segno di battesimo, di pentimento, di purificarsi; il cerchio bianco è magico e ha tanti significati: è la chiusura nella preghiera, nella riflessione, è la protezione mentale, è crearsi una personalità, è il cerchio della ragionevolezza, del pensiero, è anche la solitudine in cui bisogna chiudersi per comprendersi.
La veste bianca è segno di discesa nella morte, negli inferi, è la chiarezza con cui ci si sommerge nell'inconscio. Quando siamo preparati interiormente la crisi, che è segno di una morte in arrivo, ci trova disponibili allo scontro incontro e non subiamo i danni devastanti della frustrazione.

VI DIAMO LA SETE AL POSTO DELL'ACQUA 

Ecco il tranello più grande della nostra mentalità materialista: vi diamo tutto, ma vi togliamo il senso del Tutto, vi diamo l'esperienza della sete ma vi togliamo l'acqua... Nella fiaba avviene anche questo, la bambina si purifica ma il demone le toglie il senso della purezza, lei cerca una ragione di vita mentre il diavolo le nega le cose vitali, lo stesso che avviene nella nostra società: cerchi un senso spirituale mentre il sistema ha ucciso Dio, vuoi una vita interiore e la religione diventa politica... il racconto disse: "Il diavolo comparve di buon mattino, ma non potè avvicinarla. Incollerito disse al mugnaio: Portale via tutta l'acqua, che non possa più lavarsi; così l'avrò in mio potere. Atterrito, il mugnaio obbedì". La nostra società è programmata dal sistema diabolico per toglierci l'acqua simbolo della ragione della vita, del battesimo, iniziazione cioè della visione spirituale e la consapevolezza.

QUANDO PARLANO LE LACRIME SILENZIOSE

Ci sono due tipi di lacrime: quelle che lavano puliscono e chiarisco la vista, quindi l'occhio, in tal caso sono lacrime purificatrici, come racconta la fiaba: "Incollerito il diavolo disse al mugnaio: -Portale via tutta l'acqua, che non possa più lavarsi; così l'avrò in mio potere-. Atterrito, il mugnaio obbedì. Il giorno dopo il diavolo tornò, ma ella aveva pianto sulle sue mani, che erano pulitissime". E' normale che le persone che raggiungono la consapevolezza abbiamo momenti di pianto, ma è un pianto solitario e silenzioso. Non dimentichiamo infine, la funzione protettiva delle lacrime per gli occhi dove questi ultimi rappresentano una finestra sul mondo esterno o, a seconda del punto di vista, sul proprio mondo interno. Vedere significa conoscere, avere consapevolezza del mondo e qualsiasi cosa disturbi la vista, spesso porta ad uno sguardo alterato sulla realtà o su se stessi, donde il secondo tipo di lacrime: sono quelle rumorose, le lacrime capricciose che annebbiano la ragione, che inondano proprio come un torrente sentimenti e pensieri, allarmano tutti i presenti, sono lacrime inutili, confusionarie puerili e scure.




IL PREZZO DI ESSERE SE STESSI E' VENIRE TAGLIATI FUORI DALLA MASSA.


La fiaba continua con chiarezza, il diavolo non riesce a prendere l'anima, questa si purifica, si tiene sana, è tranquilla... allora il diavolo chiede al padre di tagliare le mani alla figlia altrimenti sarebbe stato preso lui in potere del maligno. Il padre in questo caso è simbolo di diverse cose o dimensioni: è l'incertezza che ci porta a fare come fanno gli altri, ad omologarci quindi ci vengono tagliate le mani della personalità diventando parte del gregge, il padre società e legge comune ci consegna al potere del maligno; è il padre della psiche che rinuncia all'operare (le mani) dello spirito e lascia la nostra interiorità priva di arte, di iniziativa, con le mani tagliate. Sono quelle persone che ci costringono nel nome persino dell'amore di fare tutto quello che vogliono loro (Il Padre andò dalla fanciulla e le disse: -Bimba mia, se non ti mozzo le mani, il diavolo mi porta via, e nello spavento gli ho promesso di farlo. Ti prego di perdonarmi-. Ella rispose: -Padre, fate di me ciò che volete, sono vostra figlia-. Porse le mani e se le lasciò mozzare).





RITROVARSI NELLA PERDITA DI SE 

"Il diavolo tornò per la terza volta, ma ella aveva pianto tanto e così a lungo sui moncherini dopo il taglio delle mani, che erano pulitissimi. Egli aveva perduto così ogni diritto su di lei e dovette andarsene". La fiaba ci insegna che nel momento più atroce del dolore si comprende il senso del sollievo e fiorisce un nuovo scopo vitale: il male non ha più potere su di te, non abbiate paura di perdervi in voi stessi, dentro troverete la vostra essenza, la natura selvaggia, allora l'isolamento diventerà solitudine salutare, punto di incontro con l'universo... La fanciulla si trova senza le mani ma ha in mano il potere di se stessa: il diavolo non riesce più a dominarla (non ci tieni più al cosa diranno gli altri, a che cose impone la moda, capace di vivere senza il branco, ecc). Potere essere abbandonati dal mondo ma se siete voi stessi non sarete abbandonati dalla vostra anima, dalla vostra intuizione e consapevolezza. La potatura delle mani è come in natura, indica a livello psicologico il bisogno di togliere da noi il superfluo per farci crescere ad una nuova fioritura, senza potatura non si ha una nuova stagione.

VIENI NELLA MIA GABBIA E TI ILLUDERÒ DI ESSERE LIBERA 

Nella fiaba il padre della ragazza senza le mani oltre a privarla della sua libertà si scusa con la falsa promessa: " Il mugnaio le disse: -Per merito tuo ho guadagnato tante ricchezze che per tutta la vita voglio trattarti da regina-"... Ma come puoi trattare di regina l'anima se hai dimenticato il suo regno spirituale ? Come puoi essere felice se hai impegnata la tua felicità nelle cose effimere del mondo che passa? come puoi sentirti libero interiormente se sei schiavo nelle piccole frivolezze esteriori e materiali? Il padre in questione che offre ricchezze potrebbe essere la povertà mentale di una psiche che serve il male; potrebbe simboleggiare anche il padre della legge sociale, della religione dominante, della politica padrona che promettono di darti comfort, ricchezze, serenità in cambio della tua vita, dedizione totale, della tua ammirazione schiavizzante, ti tagliano le mani ma ti chiamano "mia regina" "amore mio" "illustri cittadini" "cari fratelli"... ecc.




IL VAGABONDAGGIO DELLO SPIRITO 


La ragazza disse a se stessa: "Non posso rimanere qui; me ne andrò: creature pietose provvederanno di certo al mio bisogno". Si fece legare i moncherini dietro la schiena e al levar del sole si mise in cammino e camminò tutto il giorno, fino a notte. ... Infatti , chi intraprende il viaggio spirituale diventa un mendicante dell'assoluto, un vagabondo dell'irreale. Non si è più attratti dalla moda, dalle feste chiassose, dalle apparenze, si lascia indietro tutto questo a cui si è dato un taglio, ecco i moncherini legati alle spalle ... ci si inoltra nel buio della notte verso il mistero di se stessi.







TAGLIATI FUORI PER RITROVARCI DENTRO 


Essere outsider, solitari, ribelli, anticonformisti, l'archetipo del vagabondo, come la ragazza senza le mani, veniamo tagliati fuori dalla madre società e dal padre istituzionale, ci tagliano le mani le religioni che ci impediscono la libertà di spirito; ci tagliano le mani le politiche che ci impediscono educazione e indipendenza burocratica; ci tagliano le mani parenti, amici, amanti che ci condizionano a vivere secondo il loro volere parere tradizione capriccio e sentimentalismo egocentrico. Non ci resta che fuggire , avere per madre la strada della libertà interiore e per padre lo spirito della ricerca psichica. Questa strada ci conduce, come alla ragazza della fiabe che stiamo analizzando, al classico giardino con gli alberi proibiti paradisiaci.





ENTRARE NELL'UTERO DELLA PSICHE

Momento cruciale della fiaba, quando si scende nella morte di se stessi per rinascere, in pochi tratti la fiaba ci descrive un mazzo colorito di archetipi fondanti:
- Il giardino... lei, l'anima, la ragazza senza le mani trova questo giardino, è il cuore, la ragione vitale dell'intuito, il luogo dove regna la nostra esistenza, cioè l'amore per cui il giardino appartiene sempre ad un RE.
- Era notte, ma vedeva grazie al chiaro di LUNA... questa luce è l'istinto femmineo.
- Vide ALBERI di frutta... l'albero simbolo di vita, di conoscenza , di consapevolezza, sono gli alberi quelle braccia protese in cielo ma salde con le radici in terra, ponte tra l'umano e il divino, per questo hanno sempre il frutto proibito.
- Le frutte erano numerate, quindi PROIBITE... ciò sta a significare che nessuno potrebbe prenderle senza essere visto. Come riferito altrove il proibito ha diversi significati nel frutto vitale ( vedere l'album puzzle di una fiaba)
- Un FOSSATO ostacola il passaggio al giardino... c'è sempre l'acqua di mezzo, come simbolo di rinascita, di vita, come c'è acqua nel grembo materno, è un luogo dove potremmo morire per mancanza di ossigeno, ma va rischiato, vi ci dobbiamo sommergere, attraversare in qualche modo.
- Uno SPIRITO BIANCO la guida... ecco lo stato puro della buona volontà, della coscienza in pace, della sana ricerca, più comunemente chiamato anche l'angelo.
Il mattino seguente venne il re cui apparteneva il giardino, contò le pere e, vedendo che ne mancava una, domandò al giardiniere dove fosse. Lui riferì tutto l'accaduto e il Re decise di sorvegliare il giardino di persona. Ecco la consapevolezza illuminata che si risveglia, è il re stesso che fa il lavoro, non comanda nè assegna un altro, si inizia così il più meraviglioso incontro di un anima con la sua ragione e la sua essenza.


I CONFINI DEL PROIBITO SONO LECITI A CHI NON TEME LA CONDANNA

Il giardino era circondato da un fosso. E siccome non aveva mangiato nulla per tutto il giorno e aveva tanta fame, pensò: "Ah, fossi là dentro e potessi mangiare un po' di quei frutti! Se no mi tocca morir di fame". Si inginocchiò, invocò il Signore e pregò. D'un tratto apparve un angelo che chiuse una cateratta, sicché‚ il fosso si prosciugò ed ella potè attraversarlo.... Sono chiari gli archetipi di chi si avvicina al mondo o giardino spirituale, al sottosuolo dell'inconscio, al oltretomba dell'anima in cerca del divino immortale: Il fossato è simbolo di separazione, la distanza che le anime spirituale prendono dal mondo e la massa comune, è la diversità che si deve valicare e la conseguente solitudine da pagare. Per farlo si deve avere questo spirito bianco o angelo, la determinazione di essere tagliato fuori dalla società. Il fossato intorno al giardino è un cerchio e come ogni cerchio magico è simbolo di solitudine, oltrepassarlo significa andare oltre in un altro stato o tappa dell'essere. Chi non ha questo angelo vi si annega, non si entra nel fossato della psiche senza questo angelo o arma di determinazione, ben presto la noia, il falso perfezionismo e la durezza morale vi rimandano indietro.


IL FRUTTO E' PROIBITO FINCHÉ TU NON SEI MATURO

Oltre a quanto detto altrove sul frutto proibito, in questa fiaba la ragazza senza le mani ha tanta fame eppure ha bisogno di una sola pera al giorno per sopravvivere. Chi vive nello spirito non solo si accontenta ma gli basta la semplicità frugale della vita con le sue piccole cose. Non è la quantità ma la qualità, quindi l'essenziale. La frutta è il dono finale dell'albero che è segno della vita quindi la frutta è il senso della vita, simbolo quindi del ventre sia materno che psichico dell'anima, dunque archetipo di RINASCITA. La frutta è vita che rinchiude la vita cioè il seme, è vita dentro la vita, è per questo archetipo di essenzialità occulta e divina.




L'INCONTRO CON L'ANIMUS MASCHILE 

Punto cruciale della fiaba, la ragazza senza le mani (l'anima quindi neonata) incontra 4 personaggi, tutti archetipi del maschile psichico, Jung lo chiama l'animus (maschile inconscio): sono il Re, il Giardiniere, il Mago o prete e lo Spirito Bianco. Si tratta della teoria delle quattro funzioni psicologiche: Pensiero, Sentimento, Sensazione, Intuizione. Queste potenze psichiche sono in ognuno di noi, donne ed uomini. Quando usciamo dalle tenebre del rassicurante ventre materno ed affrontiamo per la prima volta la grande sfida della luce nasce il maschile. Ogni successivo momento della vita risveglierà l’eroe che abbiamo dentro. Vediamo come agiscono ed interagiscono queste 4 funzioni psicologiche:


ANIMUS ED ANIMA S'INCONTRANO

Ecco i personaggi che la ragazza senza le mani trova nel giardino proibito:
Il giardiniere osserva ... è il Pensiero puro
Il Mago o Prete interroga ... è la Sensazione
Il Re rassicura ... è l'Intuizione divina
Lo Spirito Bianco guida ... è il Sentimento puro.

1) Pensiero e Sentimento sono dette funzioni razionali perché lavorano entrambe per mezzo di valutazioni: il Pensiero valuta, mediante nessi concettuali e deduzioni logiche, secondo il criterio vero/falso; il Sentimento valuta, mediante le emozioni, secondo il criterio piacevole/spiacevole o accettato/rifiutato.

2) Sensazione e Intuizione sono dette funzioni irrazionali perché non lavorano con giudizi ma con mere percezioni, senza valutare ciò che è percepito: la Sensazione percepisce la cose come sono nella realtà, cogliendo i singoli particolari, i fatti empirici (capacità di analisi); l’Intuizione percepisce attraverso una “percezione interiore” inconscia delle possibilità insite nelle cose, andando al di là del singolo particolare empirico per cogliere il senso globale del fatto (capacità di sintesi).

LA NOSTRA PATRIA E' L'ESILIO

Accanto a lei c'era l'angelo bianco vestito. Allora il prete Mago si fece avanti e disse: -Vieni dal cielo o dalla terra? Sei uno spettro o una creatura umana? -. No - rispose ella - non sono uno spettro, un tempo ero del mondo, eppure non sono di questo mondo, ma sono una povera creatura che tutti hanno abbandonata, tranne Dio.
Parole simili troviamo nel vangelo: voi vivete in questo mondo ma non siete di questo mondo. Non ci conformiamo più alla mentalità della massa. Il mago o prete o stregone è l'istinto e la sensazione che sa discernere ormai il vero, l'essenziale, ciò che conta e chi è degno di avvicinarsi al nostro giardino. Le anime sublime non per snob ma per necessità e costrette dalla superficialità dilagante comune, vivono sole con pochissime amicizie, ma non per questo sono scorbutiche o antipatiche o scontrose, anzi tutt'altro. Anime come la fanciulla della fiaba: amabile al momento opportuno ma mai eccentriche.


LO SPOSALIZIO TRA LA RAGIONE E LA SENSIBILITÀ
Il re disse: "Se tutti ti hanno abbandonata, io non ti abbandonerò". La prese con sè nel suo castello, le fece fare due mani d'argento e, poiché‚ era tanto bella e buona, se ne innamorò e la prese come sua sposa. ... Il Re è l'intuizione psichica maschile senza la quale la verità non può avere un regno, una forza, una validità nel castello dell'anima umana. Lui non abbandona l'anima che lo cerca, chi si immerge nel suo giardino ne troverà protezione. Lui è totale , vede n lei non solo il corpo (bello) ma anche l'anima (buona), è completo il suo amore e giudizio. Il ciclo dello Spirito è sempre quello: morte... vita ... morte ... dal taglio delle mani la ragazza trova vita nella protezione del Re e lo sposalizio è annuncio di una nascita come vedrete, il loro figlio, ma questa darà spazio a nuova morte, altro traguardo da superare. Quando l'intuito si ritrova concorde con la sensibilità l'anima percepisce ciò che Jung chiamava "la tensione degli opporti" e Freud chiamava "la Biforcazione", e cioè l'equilibrio tra gli opposti, proprio come la fanciulla senza le mani è adesso operosa, vagabonda ospitata da un re, orfana ma amata, povera ma erede di un castello... I poli della psiche si incontrano e esplodono, creando nuovi orizzonti mentali e territori emotivi, lo sanno le anime che conquistano dentro di sè angoli nascosti del loro regno interiore. Nati due volte: l'anima si unisce allo spirito e riscopre la bellezza delle cose, il corpo si impregna dell'anima e scopre realtà trascendentali, la terra assomiglia al cielo... integrazione ed integrità si rivelano in noi. Ma non è finita, anzi è solo la preparazione al peggio che sta per venire come vedremo nella fiaba.




LE MANI AL POSTO DELLA CORONA PER UNA REGINA MONCA


Il Re sposa la fanciulla senza le mani, non dona a lei una corona ma un paio di mani d'argento. Un archetipo simbolico perfetto: Nel mondo sotterraneo dell'inconscio siamo tutti senza mani, senza la forza della ragione che non vi penetra mai con la sua semplice logica, vi ci vuole la protesi dello spirito: la grazia dell'intuito che solo il re dona, ecco le mani d'argento: la consapevolezza. Qui non valgono le teorie o le parole (la corona) ma i fatti, la pratica, le azioni (le mani d'argento). E' il momento di far esperienza reale del divino, concreta nello e dello spirito. E' per questo che subito dopo lei rimane da sola mentre il Re se ne va in guerra ...




LA PARTENZA DEL RE
Ecco un altro archetipo ricorrente in moltissime fiabe, compresa ovviamente la ragazza senza le mani: dopo lo sposalizio il re dovette partire per la guerra; raccomandò la giovane regina a sua madre, dicendole: "Quando partorirà abbiatene cura e scrivetemi subito". Che significato ha la partenza del Re? A livello psicologico quando si raggiunge una tappa di crescita spesso siamo troppo fiduciosi e crediamo che la metà sia raggiunta, ma nello spirito non si finisce mai di crescere quindi si è sempre in lotta, donde la guerra sempre di fronte a questo Re della ragione, come dice il detto biblico "Chi crede di essere in piedi bada di non cadere". La persona umile sa che può sempre sbagliare, non è presuntuoso,, non ritiene che sa tutto e non sbaglierà di nuovo. D'altronde quando la ragione ha ormai una convinzione spirituale l'anima o la regina è incinta, si sete nell'interiorità qualcosa crescere, il Re sa che prima o poi partorirà, ci sarà un evidenza di questa ricerca interiore ed ecco il perchè affida la donna alla madre.


MADRE NATURA E NONNA COSCIENZA
Se il Re è la ragione affida l'anima regina alla sua madre, che sarebbe cioè la coscienza. La madre terra è il nostro istinto vitale ma la nonna è l'universo, la legge che regola ogni azione, quindi la coscienza, è lei il punto di riferimento, per questo nella fiaba il Re affida la sposa alla sua madre. Non vi meravigliate se la suocera spesso vi si impone con l'aria di "so tutto e qui commando io", è archetipo della coscienza (ovvio se la suocera è incosciente allora nasce davvero l'inferno relazionale ed emotivo).


LA NASCITA NELLO SPIRITO E L'ASSENZA PATERNA
La fiaba prosegue: "La regina diede alla luce un bel bambino, e la vecchia madre si affrettò a scrivere al re per annunciargli la felice notizia". Quando corpo ed anima, mente e spirito, psiche e consapevolezza (Re e Regina) si uniscono nasce per forza questa creatura divina che in tantissime fiabe e racconti è il portatore della pienezza e la realizzazione umana. E' il bambino che giace in noi, la nostra immortalità, la nostra divinità, il messia che giace nel profondo della nostra essenza. Nascere quindi è simbolo di divenire sempre se stessi. Il Re però è assente (cioè il potere della sapienza... non vi meravigliate se per istinto gli uomini e i padri spesso sono assenti, persino Dio in natura sembra aver abbandonato i propri figli), ma la madre veglia per noi, la coscienza, lei sarà la custode di questa nascita. In questo periodo molti si accorgono di avere idee brillanti, ispirazioni profonde, forza d'animo inesauribile, sono momenti preziosi per l'interiorità. Ma attenzione, questo bambino sarà ben pronto minacciato a morte, come il Gesù bambino che dovette fuggire in Egitto dalla persecuzione di Erode, come tanti bambini perseguitati a morte per stroncare la loro regalità ed eredita, anche il protagonista di questa fiaba viene messo a dura prova come vedremo nei post seguenti.


UN MESSAGGIO TRAVISATO

La regina (l'anima) diede alla luce un bel bambino (è il bimbo della nostra infanzia: la consapevolezza, che nasce quando ci uniamo al Re della ragione), e la vecchia madre (l'intuizione) si affrettò a scrivere al re per annunciargli la felice notizia. Ma per via il messaggero (la nostra leggerezza o spensieratezza) si riposò accanto a un ruscello e si addormentò (E' il sonno della presunzione di chi crede ormai di essere troppo spirituale, troppo saggio, capace ormai di riposarsi in questa via dell'interiorità). Allora venne il diavolo che cercava sempre di nuocere alla buona regina, e scambiò la lettera con un'altra in cui si diceva che la regina aveva messo al mondo un mostro (ecco il qui pro quo, crediamo ormai che il mondo, i piaceri, la materia siano un mostro, qualcosa di terribile). Chi inizia la conquista del mondo interiore si trova sempre con questo dilemma, tra lo spirito e la materia, tra il mondo interiore e quello esteriore, tra il divino e il mondano... di solito all'inizio il messaggero molto è confuso, troppo auto convinto della sua pseudo superiorità e spiritualità. Niente di più pericoloso di chi ha capito cosa sia lo spirito ma non l'ha ancora vissuto, sono persone che vivono tutto di testa, parole, istinto, ma non ancora di cuore, fatti e concretezza. Le conseguenze ovvio come vedrete nel post seguente saranno fatali.

FUGGITE DA UN MONDO SPIRITUALE CHE MANDA IL MONDO MATERIALE IN ROVINA E VICEVERSA.
La fiaba è davvero lapidaria in questo momento cruciale: La regina concepisce un bimbo meraviglioso (lo spirito) e il diavolo fa vedere la materia un mostro. Ma nel più profondo della nostra psiche sappiamo che il piacere è naturale, che il mondo è anche divino nella sua naturale bellezza, per questo, prosegue la fiaba, "quando il re lesse la lettera si spaventò e si rattristò profondamente, ma rispose che dovevano avere cura della regina fino al suo ritorno. Il messaggero ripartì con la lettera, ma si riposò nello stesso luogo e si addormentò un'altra volta. Allora tornò il diavolo e gli mise in tasca un'altra lettera nella quale era scritto che uccidessero la regina e il bambino". Il Re sa per amore che accetterebbe regina e bambino con i loro limiti, ma il diavolo tergiversa le nostre emozioni: "uccidete l'anima e la consapevolezza" ecco il messaggio materialista. Quindi il vero animo spirituale non disprezza il mondo e i suoi piaceri ma ne sa farne uso a gloria, e viceversa, un vera vera emozione non si attacca alla materia fino ad uccidere l'anima (regina) e la consapevolezza (il bambino neonato). L'equilibrio perfetto che il messaggero altera con i suoi messaggi diabolici è proprio descritto magistralmente dalla fiaba in questione.


COLEI CHE TUTTO LO SA, FA FINTA DI NULLA SAPERE

La vecchia madre, il vecchio cieco, l'eremita... sono archetipi della sapienza, hanno fiuto, intuizione, consapevolezza, frutto dell'esperienza. La fiaba prosegue: "Quando la vecchia madre ricevette la lettera, inorridì e scrisse al re ancora una volta, ma non ricevette altra risposta, perché‚ ogni volta il diavolo dava al messo una lettera falsa e, nell'ultima, ordinava addirittura di conservare la lingua e gli occhi della regina come prova della sua morte". La lingua come dimostrazione di privazione della parola e gli occhi come simbolo del non vedere la realtà, ecco cosa vuole il diavolo delle anime prive di interiorità: che siano cieche , che non vedano la realtà e che siano sciocche, che non sappiano parlare che di baggianate, solo lingue morte... di queste regine è pieno il nostro mondo, di persone prive di lungimiranza e di dialogo razionale. Spesso anche chi cammina nelle vie spirituali cade in questo tranello in modo velato: non vuole più guardare il mondo e non vuole più parlare di cose mondane (tipico atteggiamento dei farisei e dei perfetti moralisti). Chi però ha davvero esperienza, chi ha dentro di sè la vecchia madre natura sveglia, sa che questo messaggio è falso, non corrisponde alla ragionevolezza del Re ed agisce in modo scaltro.



DATE NON SOLO A DIO QUELLO CHE E' DI DIO, MA ANCHE AL DIAVOLO QUELLO CHE E' DEL DIAVOLO. 


Secondo la legge dell'equilibrio della natura, dello Yin-Yang, gli opposti possono vivere in armonia solo nel loro equilibrio compensatorio, non c'è giorno senza notte, non c'è inverno senza estate, non c'è quindi bene senza un male e viceversa. La religione tende invece ad eliminare il male (facendone di conseguenza di questa sua azione il più grande male senza accorgersene, perchè è inutile odiare l'odio, l'odio rimane comunque). Nella fiaba che stiamo analizzando la vecchia madre del Re è saggia, lei sa che deve comunque soddisfare le richieste ingannevoli del diavolo per cui a sua volta lo inganna e al posto della vita della regina offre una cerva: " la vecchia madre piangeva all'idea che fosse versato quel sangue innocente; così mandò a prendere, di notte, una cerva, le strappò la lingua e gli occhi e li mise da parte per darla al messaggero". Ecco la nostra parte istintuale, quella più profondamente animale, la cerva in questo caso, come lo è l'agnello al posto del peccato per gli ebrei, come lo è il Cristo per i cristiani, un capro espiatorio. Dobbiamo soddisfare comunque quella parte del male che giace in noi, ha fame, se non la nutri ti divora, ma lo devi fare senza far del male a nessuno, e la madre saggia lo sa. Questo male che sanno fare i saggi senza far del male a nessuno è un tabù a pochi svelato, è l'ira della colomba di cui parla l'apocalisse biblica, è la vendetta dell'agnello evangelica, è la giusta cattiveria dell'anima consapevole e saggia.



PROTETTI DALLA SOLITUDINE 


La solitudine non ha nulla a che vedere con l'isolamento delle anime immature, non ha nulla a che vedere con la segregazione delle anime puerili ed egoiste, non ha nulla a che vedere con la separazione delle persone scontrose, burbere, isteriche e prepotenti, non ha niente a che vedere con l'indifferenza delle persone orgogliose (tutte queste persone si trovano da sole per conseguenze dei loro atti, non per scelta propria per quanto non lo sappiano riconoscere). La solitudine psichica delle anime spirituali è compagnia vitale, sorgente di saggezza. Ecco perchè di nuovo nella fiaba che stiamo analizzando ad un ciclo di compagnia si segue quello della fuga: "Non posso farti uccidere - disse la vecchia Madre- , ma non puoi più fermarti qui: va' per il mondo con il tuo bambino e non ritornare-. Le legò il bambino sul dorso, e la povera donna se ne andò con gli occhi pieni di lacrime. Arrivò in una grande foresta selvaggia". L'istinto selvaggio in noi è consono alla solitudine, l'archetipo del bosco e delle foreste sono solo un richiamo alla nostra interiorità più sonora ed eloquente. Le anime spiritualità non posso vivere senza queste oasi di solitudine ad ogni cambiamento vitale.



GUIDATI ED ASSISTITI DALLA NOSTRA LUMINOSA OMBRA


E' indubbio che la ragazza in questo momento nella fiaba è nella tappa dell'iniziazione, la prova interiore della maturità, ecco come prosegue il racconto (le parentesi sono le mie spiegazioni):
"si inginocchiò a pregare (la preghiera è l'azione dell'introspezione) e le apparve l'angelo del Signore (non è altro che il riflesso della nostra anima) che la condusse a una casetta (il Io interiore isolato) sulla quale era una piccola insegna che diceva: -Qui si alloggia gratuitamente- (la gratitudine è l'essenza dell'amore). Dalla casetta uscì una fanciulla bianca (questa è il Io trasparente) come la neve che disse: -Benvenuta, Maestà!- e la fece entrare. Le tolse il bimbo dalla schiena (non sei più un peso per te stesso) e glielo pose al seno, perché‚ poppasse (ricordate che lei non ha le mani! non sa nutrirsi da se), poi lo mise in un bel lettino già pronto. 

Allora la povera donna disse: 

-Come sai che ero una regina?-. 

La fanciulla bianca rispose: -Sono un angelo mandato da Dio (il nostro Io profondo ci conosce per nome, sa chi siamo) per avere cura di te e del tuo bambino.


PER RINASCERE DEVI MORIRE. LE 7 TAPPE DELLA VITA FISICA E SPIRITUALE.
Disse la fiaba: "Ed ella visse sette anni nella casetta, sotto la tutela dell'angelo, e per la sua devozione, Dio le fece la grazia e le ricrebbero le mani...". Questa crescita delle mani è simbolo della rinascita interiore nello spirito, è nel grembo di questa solitudine interiore e di questo silenzio dell'anima dove si compie il ciclo vitale. Il numero 7 oltre che simbolico è letteralmente il tempo di vita necessario per ricrearsi in noi a livello fisico tutte le cellule, ogni 7 anni noi cambiamo completamente tutto, ma chi cresce interiormente compie anche il ciclo di vita dei 7 anni simbolici psichici. Vediamo la tabella delle tappe del 7 sia fisica che psichica (l'età psichica non ha anni, si può nascere a 40 anni nello spirito oppure non nascere mai, quindi quando parlo qui di anni mi riferisco solo all'età del corpo):


- Da 0-7 anni : L'INFANZIA. Il bambino vive qui ed ora nell'innocenza, mentre chi nasce nello spirito si sente divino, santo quindi ingenuo tutto sommato.
- Da 7-14 anni : LA PUBERTÀ. Si cerca l'identità e si separa l'immaginazione dalla realtà per capire il mondo materiale. Nello spirito c'è il rischio dell'idealismo o si diventa per fortuna pratici.
- Da 14-21 anni: LA GIOVINEZZA. Sono gli anni della passione, delle emozioni mentre nello spirito c'è il rischio del falso misticismo o la conquista della delicatezza.
- Da 21-28 anni: l'ADOLESCENZA. E' la tappa dell'avventura, della spensieratezza, delle esperienze da fare solo per il gusto di farle senza la capacità di approfondirne il perchè o di valutarne le conseguenze. Anche nello spirito è un periodo in cui si fanno tanti sbagli, si cambia persino religione, si diventa atei, crediamo di aver scoperto di essere Dio a se stessi e via dicendo...
- Da 28-35 anni: MATURITÀ . La ricerca della cura e la protezione fisica attraverso la stabilità economica. Nello spirito la ricerca di certezze e verità assolute.
- Da 35-42 anni: L'età ADULTA. E' il periodo in cui noi tiriamo le somme, metà della vita è andata via e ci resta l'altra metà, non ci meravigliamo se vi si arriva spesso smarriti, come disse Dante: nel mezzo del cammin della vita mi ritrovai in una selva scura...
- Da 42-49 anni: LA PRIMA MORTE. Sono anni duri per chi tirando le somme si ritrova a dover ritrovarsi, scoprirsi, cercare dentro di sè se stessi e chiederci cosa vogliamo del resto di vita che ci rimane da vivere; gli anni pian piano ci mettono stretti sull'angolo della coscienza come un pugile spinto sulle corde e non ci risparmia i colpi delle domande esistenziali: chi sei? da dove vieni e dove vai dopo la morte?
- Da 49-56 anni: DISCESA negli inferi. Il fisico si rassegna allo spegnersi di cui sente l'inizio, l'anima scende negli inferi, nei sotterranei e cerca pacatamente una ragione
- Da 56-63 anni: LA VECCHIAIA. E' la tappa di FARSI una ragione sul tutto
- Da 63-70 anni: LA VEGLIA del senno, dopo aver cercato una ragione e farsela, è ora di DARSI una ragione del tutto.
- Da 70-77 anni: RINGIOVANIMENTO O MORTE DELL'ANIMA. E' una tappa dove la persona anziana se rinata nello spirito vive un ringiovanimento interiore, non mi riferisco a farsi la permanente o portare scarpe sportive da tennis, ma è un modo di essere interiore pieno di pace, tenerezza e profondità, chi questo non vive è perchè la morte dell'anima non annuncia altro che la morte imminente ed inevitabile del corpo.
Chi più e chi meno, viviamo queste 7 tappe fisiche e questi 7 cicli psichici.





LA ROVINA DEL SENSO DI COLPA


La colpa ci è a tutti famigliare, eppure non appartiene alla nostra famiglia, il Re torna a casa e trova il male fatto senza averne colpa. Lui e la Vecchia madre capiscono l'inganno del messaggero del diavolo. La colpa di esistere, di voler vivere, la colpa di non sapere il perchè della vita, è insita in noi, eppure non ci appartiene. La fiaba per ciò prosegue così: "Allora il re si mise a piangere ancora più amaramente sulla sua povera moglie e sul figlioletto, tanto che la vecchia madre si impietosì e gli disse: Rallegrati, è ancora viva". Infondo gli essere umani non sono nè buoni nè cattivi siamo un po stupidi e ingenui, siamo tutto sommato agli occhi della madre natura degli innocenti, inesperti, vittime dalle nostre doverose scoperte e sbagli. E' fondamentale sbarazzarsi da questo senso di colpa, ciò avviene solo liberando e trovando la regina (la consapevolezza del bene e del male in noi). Dunque, così come la Regina (il nostro femmineo) da dovuto subire un iniziazione e purificazione, anche il Re (il maschile in noi) dovrà fare un cammino di ascesi.



LA NOSTRA PATRIA E' L'ESILIO
Da quanto detto finora si comprende che lo smarrimento interiore sia l'unica via per ritrovarsi nella consapevolezza di se stessi. Non solo la Regina (il femmineo) visse 7 anni nella foresta, ma lo stesso vagare aspetta al Re (il maschile psichico in noi), per cui la fiaba prosegue: Allora il re disse: -Camminerò fin dove il cielo è azzurro (fino all'ultima speranza) e non mangerò nè berrò (il digiuno della ragione che non trova gusto nello materiale) finché‚ non avrò ritrovato la mia cara moglie e il mio bambino (il senso del Tutto), se non sono morti di fame-. Così errò qua e là per sette anni, cercandola per tutte le rupi; ma non la trovò e pensava che fosse morta (ecco il senso di inutilità che spesso ci sfiora la mente pensando proprio all'esistenza). Sui 7 anni della Regina abbiamo elencato le 7 tappe fisiche e psichiche, non è un caso che alcune culture (come la Nahua azteca) ritengono che siano 7 i sensi interiori. Non è un caso che siano anche 7 i nani che si prendono cura di Biancaneve nel bosco, perchè le fiabe si corrispondono in un sottofondo inconscio collettivo. Penso che questi 7 anni o 7 nani della nostra interiorità siano questi:


1. La memoria (nutre l'intelletto)
2. L'immaginazione (fortifica l'ingegno)
3. Il buon senso (forgia la delicatezza)
4. La sensibilità (partorisce l'istinto)
5. La logica (forma il giudizio)
6. L'intuito (crea la perspicacia)
7. Il silenzio (ti rivela cosa sia il divino)





INCONTRI TE STESSO E NON TI RICONOSCI


La fiaba a questo punto è davvero sentenziale, l'incontro atteso 7 anni, il Re che vangando entra nella casa dove alloggia la Regina e si addormenta. Il maschile in noi è sempre assonnato quando si addentra nei meandri dello spirito, anzi la fiaba dice che lui ha un velo sul volto. Il figlio non lo riconosce, appunto la nostra consapevolezza non si identifica più con il mondo, non si sente discendente di questa dimensione. Il figlio non per caso si chiama "addolorato" perchè molto deve subire l'anima per partorire il frutto della coscienza interiore. Il Re non riconosce neppure la Regina, e di fatto vi sembrerà strano ma quando noi vediamo noi stessi davvero in profondità di solito vediamo in noi un altra persona, la Regina ha le mani, allora per farsi riconoscere mostra al Re le protesi vecchie d'argento, sono simbolo delle nostre cicatrici, solo attraverso queste capiamo il male superato senza più rimpianti nè dolori. Non esistono anime vere senza cicatrici, il trofeo delle mani d'argento tagliate sono per la Regina la prova della sua maturità, non si nasconde mai l'errore passato, lo si mostra trionfante una volta sconfitto. Di fatto una persona che ha superato i suoi difetti sa riderci sopra, non si offende se glielo ricordano. La fiaba allora si conclude: "poi andarono a casa dalla vecchia madre. Vi fu gran gioia ovunque e il re e la regina celebrarono nuovamente le nozze". Le vere nozze sono quando noi siamo completi, anima e corpo, maschile e femminile, Re e Regina, la consapevolezza tra mente e cuore, solo allora si è nell'amore e nella verità, nella casa della Vecchia madre, cioè nell'essenza della nostra natura. 




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