SE NON DIVENTERETE COME I BAMBINI (presenti nel presente, qui ed ora), NON ENTRERETE NEL REGNO DEI CIELI (la consapevolezza) - Gesù di Nazareth -

CORALINE

CORALINE





IL TERRORE PIU GRANDE CHE POSSA AVERE UN BAMBINO E' QUELLO DI AVERE PAURA DEI PROPRI GENITORI (Jean Paul Sartre)


Il film di animazione si ispira al romanzo Coraline di Neil Gaiman (2002) e racconta le avventure e le vicissitudini di un'undicenne che si è trasferita con i propri genitori in una nuova casa, Pink Palace, nell'Oregon. Qui Coraline non ha nessun amico, si sente sola ed arrabbiata con i genitori distratti, presi da se stessi e dalla loro carriera... e qui incomincia l'incubo dell'infanzia di Coraline che personifica il terrore dei bambini odierni.






OVUNQUE ANDRAI, CI SARA SEMPRE LA NOSTALGIA DELLA CASA IN CUI SEI VISSUTO NELLA TUA INFANZIA 
Coraline è una ragazzina che si è appena trasferita in una grande casa isolata di circa 150 anni sperduta tra le colline con i suoi genitori (scrittori di libri botanici), che sono molto occupati per il trasloco e con il loro lavoro e per questo non frequentano quasi mai la bambina. Adesso decodifichiamo i simboli: Coraline è ognuno di noi, quella parte della nostra anima che ancora sogna l'infanzia, luogo sperduto ed isolato, antichissimo come quella casa, anzi un palazzo rosa, epoca in cui in noi sono seminate e germogliate idee convinzioni paure ed emozioni. I genitori? due studiosi di botanica, quindi della natura, ma quale? Noi come Coraline aspettiamo che siamo loro a rivelarci la nostra esistenza, invece, ahimè... (tematica che svilupperemo nei post seguenti). La casa non appartiene però ai genitori de Coraline, infatti, a loro non appartiene la nostra anima, le nostre decisioni, le nostre sopratutto emozioni, la casa è proprietà della nonna (l'antica sapienza) di Wybie, uno strano ragazzino (ecco l'amore infantile) all'incirca della sua età abitante in una casa un po' distante dalla sua (amore estraneo ma vicino) che se ne va sempre in giro con un gatto nero (l'istinto animale che deve poi possedere ed essere posseduto dall'amore).


LA STREGONERIA GENITORIALE FATTA AD USO E CONSUMO DEL TERRORE EMOZIONALE INFANTILE.
E' un fatto ben noto oggidì: la famiglia del consumo capitalista consumata dalla mancanza del tempo per la stessa famiglia. Tempo che ormai è stata ipotecato dal dovere di LAVORARE per costruire il benessere della stessa famiglia che non ha fondamenta materiali bensì sentimentali emotive psicologiche e spirituali (tutte cose che i soldi non posso comprare mai).



I MIEI GENITORI LAVORANO PER ME, PER FARMI STARE MALE
Io non ho dei genitori, perchè loro hanno un lavoro, cioè in altre parole loro non hanno un lavoro ma è il lavoro che ha loro, li possiede, li ha reso assistenti genitoriali, diplomatici, controfigure. In questa situazione Coraline si rivolge ai genitori ma questi appaiono distratti, impegnati nel loro lavoro.La madre lavora al computer, la figlia le racconta in modo fantasiosamente melodrammatico le sue avventure e la donna commenta: “Bene”, “Magnifico”, dimostrando così di non stare ad ascoltare. Il padre, dopo un saluto affettuoso, sbrigativamente la congeda dandole un compito del tutto inutile ed insulso: contare tutte le porte e le finestre e tutte le cose blu. I figli che sarebbero la causa del nostro impegno diventano l'ostacolo della nostra realizzazione personale, perchè oltre all'essere genitori noi scopriamo che vogliamo anche spazio per noi, per i nostri hobby, i sogni sogni, mentre i figli ti piombano addosso come l'infinito che tutto lo assorbe, delle piccole divinità a cui dedicarsi 25 ore al giorno. I genitori di Coraline siamo tutti noi: genitori affettuosi ma anche fallibili, distratti alle volte, preoccupati da altro, adulti presi da problemi di adulti. Coraline scoprirà che questi genitori sono vittime di un incantesimo: la loro infanzia perduta e per questo lei, bambina, andrà ala ricerca di quello che sta per perdere anche lei.



LA CADUTA DEGLI DEI E' INIZIO DELLA NOSTRA PIENEZZA UMANA

“Coraline si domandò come mai fossero così pochi gli adulti di sua conoscenza che riuscivano a dire cose sensate. A volte si domandava a chi credessero di rivolgersi”. Coraline è arrabbiata, delusa, ha bisogno di altro, desidera altro. IL BAMBINO AD UN CERTO PUNTO SA DI NON ESSERE al centro DELLA FAMIGLIA, i genitori sono occupati ad altro (capiterà anche nella coppia quando il partner dopo l'inizio che era perso nell'altro incomincia ad interessarsi ad altre cose). Alle soglie della pubertà, l’investimento narcisistico carico di idealizzazione verso le figure genitoriali scema. Non esiste più il padre eroe e la madre regina della casa, Coraline intravede il loro limiti e persino difetti, quindi sa che si deve far da sola una strada. E' il periodo della SCOPERTA, della disubbidienza, del fare di nascosto, dell'avventura che porterà a Coraline a esplorare la sua nuova casa: ecco la rivalutazione delle regole, ecco il momento di scoprire il proprio corpo con la masturbazione per esempio, ecco il momento di trovare amici, aprirsi al mondo, che sono due eccentriche anziane attrici teatrali ormai in pensione di nome Mrs. April Spink e Mrs. Miriam Forcible le quali alloggiano in un appartamento situato nel seminterrato dell'abitazione, e uno stravagante e anch'egli eccentrico artista di nome Bobinski che dice di possedere un circo di topi ballerini il quale abita invece nell'attico dell'edificio. Inoltre Coraline conosce anche Wybie.


TUTTO CIO CHE I GENITORI FANO DIVENTARE TABÙ, L'ADOLESCENTE LO TRASFORMA IN MITO

Dopo la caduta degli, cioè quando il bambino scopre che i genitori non sono tutto il suo mondo e che a sua volta i genitori hanno un mondo proprio dove il bambino non è al centro del loro universo, diminuisce idealizzazione INFANTILE per il padre e la madre, le regole date dai genitori, così come le loro scelte, sono messe in discussione, criticabili, si cercano nuovo maestri e nuovi oggetti di identificazione, ecco perchè i giovani creano tanti idoli: si aggrappano alle prime figure di grandezza che la società offre loro. Ma in particolare si erca il proibito, la strada opposta al genitore, apunto non tanto per andare in contro a loro ma il più possibilmente lontano da loro. Sono i genitori che ci danno la chiave di uscita col divieto: In una giornata piovosa (simbolo del nulla da fare dell'adolescente) in cui è particolarmente annoiata, Coraline scopre, tra le porte della casa, una molto più piccola delle altre. La madre, dopo numerose insistenze, acconsente ad aprirla a patto che la figlia non la disturbi più e si tolga dai piedi. Abbiate in mente questo passaggio: i genitori non sono distratti o abbassano la guardia, ma chiudono un occhi perchè ad un certo punto non annoiati dei figli e sanno che è l'ora che si facciano del male da soli. Quello che si acquista in libertà di giudizio ed in individuazione si paga, però, in senso della solitudine. Coraline non sopporta questa situazione emotiva e fugge nella regressione: individua una piccola porticina, la apre ed entra in un tunnel: è il tunnel della psiche, dell'anima, dell'inconscio, in una parola, dei sogni.


IL PASSAGGIO DALLA CRUDELTÀ DEL REALE ALLA REALTÀ DEI SOGNI E' SOLO ATTRAVERSO UN INCUBO
E quale miglior contesto se non quello onirico, del sogno, per esprimere i propri desideri? La giovinezza è fatta di sogni, il più delle volte IRREALI, sognano lavoro, ricchezza, attenzioni, viaggi in luoghi affascinanti. Durante la notte, mentre sta dormendo, viene svegliata da un topolino (è il nostro Daimon o demone interiore, necessario per la crescita) che la condurrà proprio a quella porta che, una volta aperta rivela, al posto del muro, un lungo tunnel (simbolo di passaggio ad un altra dimensione o tappa di crescita), dove la bambina curiosa entra e si trova catapultata in un mondo speculare a quello reale, popolato dagli stessi personaggi della sua vita reale, una sorta di doppio, ma magico e fantasioso. L'altra madre cucina per lei ottimi cibi a differenza della vera madre che non cucina o prepara solo cibi cattivi: significativa è la frase che pronuncia Coraline davanti alla cena preparata dal vero padre: “cercano di avvelenarmi”. Coraline sente che il nutrimento proveniente dai veri genitori non è buono, può avvelenare e uccidere. Tutti noi abbiamo in testa questo sdoppiamento fantastico e fantasioso: ritrovare altrove l'infanzia perfetta e i genitori perfetti... alla ricerca dell'Eden perduto.



L'OMBRA GENITORIALE
Coraline esprime la tipica condizione di una preadolescente, amore ed odio verso i genitori, ammirazione e disprezzo, divisa tra la rivalutazione dei modelli e le regole peculiari dell’infanzia e le conquiste raggiunte per conto proprio, tra passato e futuro, tra infanzia ed età adulta, tra dipendenza e autonomia, ed è alle prese con la tipica crisi esistenziale dei giovani: a lei spetta il doloroso processo di demitizzazione o de-idealizzazione delle figure genitoriali, processo che permette di allontanarsi dall'ideale infantile dei genitori perfetti e di avvicinarsi ad una visione più reale degli stessi, sentendo la coesistenza di pregi e difetti. Per Coraline è un momento carico di paradossi, incertezze e contraddizioni, il bisogno di affermazione si associa alla paura di confrontarsi con il mondo esterno, la nostalgia dell’infanzia accanto al desiderio di andare avanti. Per crescere, costruire la sua identità, e trovare se stessa Coraline deve lasciare i luoghi dell’infanzia ed entrare nel mondo allargato, quello dei coetanei, dove non ha altro linguaggio e comportamento che quello dato dai suoi, perciò cercherà negli altri le virtù mancante dei genitori, ma imporrà agli altri gli stessi difetti che copierà dai suoi genitori. Solo quando comprenderà i suoi errori potrà capire e di conseguenza perdonare i limiti dei genitori o, restare, come vedremo, intrappolati nella fantasia di avere un mondo viziato fatto solo per i suoi sfizi.

LA PORTA MAGICA
Il titolo originale è proprio così "Coraline e la porta magica", quella porta magica è simbolo della nostra dimensione interiore, ovvio, porta aldilà della casa, cioè del corpo, in un tunnel abissale, come lo è l'anima, è il luogo più sperduto della nostra psiche, l'inconscio, dove però tutto si trova, tutto ha un senso, tutto si risolve. La notte sta a significare il momento dell'introspezione, del raccoglimento, della riflessione onirica. E' salutare per ognuno di noi cercare questa porta nascosta e lasciarsi andare.


CORALINE COME ANTI-FIABA
Le fiabe sono da sempre esemplificazioni chiare e precise di dilemmi esistenziali. la protagonista non è bella, non è bionda ma ha i capelli blu, non è orfana, non è ingenua ma è arguta, determinata e coraggiosa. Il bimbo con cui si rapporta non è il bello principino azzurro, ma un pasticcione e chiassoso chiacchierone chiamato per altro Wyborn (perchè sei nato?... perchè nasce l'amore, l'amicizia, la fiducia). L’antagonista non è un lupo e neanche un orco e nemmeno una matrigna, ma è la sua stessa fantasia, i suoi sogni, i suoi desideri che si devono confrontare con l'irreale e conformare col reale.


L'INCUBO DELLE NOSTRE ILLUSIONI
Coraline trova un mondo perfetto, oltre il tunnel delle sue fantasticherie, finalmente un famiglia che si prende cura di lei, una madre che cucina piatti squisiti, un padre che la coccola, un ragazzo che fa quello che lei vuole, sta sempre zitto (ecco la moglie che non ti rompe, il marito che non ti fa interrogatori)... La casa è bella ed ordinata. I vicini, che nella realtà sono vecchietti un po’ strambi che sbagliano costantemente il nome di Coraline (offesa narcisistica non da poco), nell'altra realtà diventano spettacolari acrobati che si esibiscono solo per lei. Un mondo di sfizi e divertimento fatto solo per te. Ma accanto a questa magnificazione onnipotente che esaudisce ogni desiderio immediatamente, c'è un prezzo da pagare: hai tutto ma devi vendere la tua anima.


UNIFORMITÀ , MORTE DELLA LIBERTÀ
L'uguaglianza umana è un valore per cui lottare, ma non confonderlo con l'uniformità, dove tutti devono vestire uguali, pensare uguale, sentire nello stesso modo, questa è la prassi delle religioni, delle politiche governatrici, delle dittature. La follia collettiva sociale e capitalista di oggi tende, nel nome della libertà umana, a privarci della personalità, fare della folla un gregge di pecore, tutte uguale, da tosare. Il mondo perfetto che Coraline crea dietro le mura della sua mente ha un prezzo, l’unica richiesta è cucirsi due bottoni al posto degli occhi in modo da omologarsi al resto della famiglia o società: in altre parole sarebbe escludere la possibilità di vedere e anche di sentire perché se è vero che lo sguardo è lo specchio dell’anima facendosi cucire gli occhi Coraline venderebbe la sua anima. Ahimè, oggi per le strade delle nostre città la gente cammina con gli stessi bottoni agli occhi (parlano delle solite cretinate, vestono le stesse marche, visitano gli stessi posti, bevono la stessa birra popolare e via dicendo... tutti burattini della grande e falsa Madre Patria, Chiesa, Partito politico, ideologia di turno).



L'ISTINTO ANIMALE IN NOI, LA PIU ALTA TRACCIA DELLA NATURA DIVINA
In tutte le fiabe ricorre sempre un anima, che a dispetto della grandezza umana, nel suo istinto è superiore all'essere umano per quel che riguarda la sensibilità (l'olfatto del cane, l'occhio dell'aquila, al fedeltà del cane e via dicendo). Il cane di Doroti nel Mago di Oz, il coniglio di Alice nel paese delle meraviglio, il grillo parlante di Pinocchio... tutti archetipi dell'intuito animale. Anche in Coraline viene in aiuto un animale: il gatto di Wyborn, è uno dei personaggi fondamentali del racconto, sorta di figura sovrannaturale in grado di andare e venire dall'altro mondo senza sostituire i propri occhi con dei bottoni, senza ciò essere soggetto alle regole che là vigono. L'Altra Madre lo odia, chiamandolo parassita, ma il gatto che riesce a parlare, induce Coraline a pensare che quella donna sia soltanto un essere molto astuto che vuole tutt'altro che prendersi cura della bambina.


L'ALTRA MADRE, L'ALTER EGO
Ogni volta che Coraline va un viaggio nell'interno del tunnel, è come una introspezione psichica, ogni volta scopre una sua regressione infantile e a sua volta i difetti della Madre, simbolo del Potere, della Vita in preda ai condizionamenti. Questa Madre è archetipo di tanti Poteri che si governano, dal più evidente come la Madre Patria (che non è altro che le ricchezze di pochi a cui serviamo per farli arricchire di più), alla Madre Chiesa o Fede religiosa (che ci vieta ogni forma di libero pensiero sotto il potere del mistero avvolto da dogmi, la madre fusionale, iniziatico orale: lei parla e tu ubbidisce per compiacerla in quanto bravo bambino; madre mortifera che tutto ingloba rendendo impossibile ogni differenziazione. Alla Madre strega, nel film rivelatasi un ragno, che ci intrappola con la rete di idee, filosofie e pensieri che conducono solo a se stessa, è l'egoismo psichico che ci divora ma ci soddisfa con la lode del pseudo compiacimento: è un mostro emotivo, strega che vive inglobando in se la vita degli altri, una specie di Crono al femminile che vive della vita dei figli inglobandoli in se, questo è il suo unico modo di amare: facendosi amare a tutti i costi.



INTRAPPOLATI NELL'IMMAGINA FALSA DELLA LIBERTÀ 

La strega impedisce la fuga intrappolando i bambini dentro uno specchio magico, una figura simbolica affascinante, perchè? Vi sembra di essere liberi? perchè la società vi ha intrappolato in una immagine di libertà, uno specchio falso di valori umani che però in realtà sono falsi, finti, illusori. Vi sembra di vedervi ricchi, famosi, belli... ma sono tutte falsi immagini che la società vi fa impostato nella psiche, siete rinchiusi nel loro specchio. Lo stesso vale non solo sulla sfera sociale, ma anche in quella personale: intrappoliamo gli altri nei nostri capricci, ci vediamo in loro e chiediamo loro quello che non possiamo fare da noi stessi: la moglie lo fa col marito e viceversa, i genitori con i figli, i padroni con gli operai, i politici chiedono sacrifici ai cittadini mentre loro di sacrifici non ne fanno uno... ecco l'innocenza intrappolata nello specchio. A livello psichico è uguale: crediamo che il nostro Dio sia quello vero, la nostra morale quella giusta, le nostre convinzioni quelle sagge e via dicendo... Tutti specchi per tutti bambini privi di consapevolezza ed individualità.



PER FUGGIRE DALLA MADRE COLLETTIVA DEVI PRIVA AVERE UN INDIVIDUALITÀ PERSONALE
Molto difficile fuggire dal mondo delle apparenza, dal sentito dire, dal che diranno gli altri, dalle norme sociali, dalle tradizioni culturali, dall'educazione dataci nell'infanzia... siamo tutti, chi più e chi meno, intrappolati in questa ragnatela del Ragno-Strega-Madre. Per fuggire sia dal condizionamento sociale che dalla regressione psichica del nostro passato vuoto, come Coraline, dovremmo fare due cose: rinunciare a vedere il mondo (ecco i bottoni negli occhi) come lo vede la massa, andare quindi controcorrente e, secondo, ricostruire un rapporto reale con i genitori, basato sulla comprensione dei loro limiti, perchè loro sono stati a sua volta, intrappolati da questa strega. Ecco perchè Coraline torna a casa ma non trova i suoi genitori. Perdendo temporaneamente i genitori reali, dovrà ricostruirli mentalmente per quello che sono in realtà e, tramite la nostalgia, ricostruire il rapporto reale con loro. Dovrà stabilire delle relazioni con i vicini, accettando le loro particolarità ed avendo così il loro aiuto. Solo in questo modo potrà sconfiggere la strega e chiudere definitivamente il tunnel. Con gli anni chi matura riuscir a comprendere con misericordia le parole di mamma e papa, i loro difetti, il male delle religioni, l'avarizia dei politicanti. Tutto acquista un altra angolatura.

SEGUI LA TANNA DEL BIAN CONIGLIO
L'ingresso nel regno della consapevolezza è un tunnel, come quello indicato ad Alice dal Bianconiglio, come quello trovato da Coraline per liberare i suoi genitori. Sì, anche Pinocchio libera Geppetto dal ventre della Balena, anche ognuno di noi prima o poi deve liberare i proprio genitori dai loro sbagli che hanno commesso con noi. Coraline comprendere che i suoi genitori non sono poi così distratti, che i desideri possono essere esauditi a suo tempo e a suo luogo. La madre reale è capace di comprenderla e tenerla a mente, accettando e rispettando la sua individualità. I figli imparano che sono proprio loro che crescendo devono ridare ai genitori spazio e tempo libero per ricostruirsi una vita, poichè non possono solo ridursi alla sfera genitoriale come lo vuole la Madre-Strega o impostazione sociale. Questa consapevolezza fa sorgere il PERDONO, che non avviene finchè uno non si identifica con le sofferenze altrui. Emerge l'amore, Coraline si preoccupa per loro, è angosciata per la loro vita, ha pietà dei suoi veri genitori, si sente in colpa ed è evidente la forza del suo affetto. Torna nell'altro mondo e decide di fare un gioco con la megera: se riuscirà nell'impresa di trovare i suoi genitori e gli occhi fantasma dei bambini morti, la madre-ragno dovrà lasciarli liberi.

LA MANO TETRA INVISIBILE DEL SENSO DI COLPA
Coraline distrae la strega lanciandole addosso il gatto (ecco l'intuizione, il potere della meditazione che agisce tenendo a bada l'inconscio) e infine riesce a fuggire ma lei tenta di afferrare Coraline che però le sbatte la porta mozzandole una mano (è la mano del senso di colpa , abbarbicato nella coscienza umana in maniera fatale). Questo succede perché il fantasma di una dei bambini tramite l'occhio le rivela una cosa importante: ...Anche se vincerai non ti lascerà mai andare... la mano del mostro è viva e segue Coraline per rubarle la chiave della porta (il perdono) e riportarla alla sua padrona (l'odio). Coraline, con l'aiuto di Wybie (l'amore), riesce a distruggere la mano e a gettare i suoi pezzi, insieme alla chiave, in un pozzo profondissimo; questo pozzo è l'occhio di Dio, è la rassegnazione, la pace -non dei sensi- ma del Senso esistenziale della vita. In questo pozzo giace l'acqua della dolcezza, la delicatezza, la lungimiranza. Quella stessa notte Coraline incontra il gatto di Wybie con cui fa pace e gli chiede scusa per averlo gettato in faccia alla strega. Sì, dobbiamo alla fine far pace con se stessi, con i nostri pensieri, incoerenze, errori, distrazione, limiti, allora sorge la saggezza verso gli altri dalla comprensione della nostra propria stupidità.

LA MORTE NON E' ASSENZA MA UNA PRESENZA DIVERSA
Coraline insieme ai genitori coltivano un giardino, dopo la perdita del sè arriva lo spazio per l'altro, qui Coraline impara che i suoi erano assente perchè lei doveva non essere più infantile, ma erano presenti in altra forma adulta: la madre mostra di ricordarsi dei desideri di Coraline e le regalerà quel paio di guanti multicolorati desiderati da Coraline all’inizio del film e che parevano essere stati scartati con noncuranza dalla madre. I personaggi nel grande giardino intenti a piantare i tulipani, questa immagine contrapposta all'immagine iniziale in cui il giardino è grigio e le piante sono morte, potrebbe essere indicativo di una elaborazione della posizione depressiva, in cui i genitori interni sono stati “ricreati”, riuniti, riparati e resi produttivi. Soltanto quando si è in pace con se stessi si può stare in pace con gli altri: Il film finisce con Coraline e i suoi genitori che organizzano un ricevimento in giardino, al quale partecipano tutti i vicini, compresa la nonna di Wybie, alla quale Coraline rivelerà che fine ha fatto la sua gemella e che adesso la sua anima ha trovato la pace.

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